Hai timore a dire in giro che ridi? Ecco perché invece dovresti farlo

Timore a dire in giro che ridi

Hai timore a dire in giro che ridi? Ecco perché invece dovresti farlo

Roberto è un giovane laureato in Medicina, riconosciuto in famiglia per la sua serietà, per il suo approccio serio alle questioni di studio e professionali. Due mesi fa un paio di amiche lo hanno invitato in Università a “ridere con loro”. Non capisce di cosa si tratti ma si incuriosisce: inizia a partecipare a sessioni durante le quali si segue una metodologia specifica per ridere per un certo numero di minuti, apparentemente senza motivo, se non quello di portare più benessere nella propria vita.

Dopo la prima volta definisce l’esperienza in termini entusiastici, ritiene che “porti a scoprire lati nuovi della propria mente e un nuovo controllo del corpo”, riconosce il potere rigenerante della risata e decide di continuare a partecipare.

Non ha però il coraggio di dirlo ai suoi genitori.

Un giorno guarda insieme ai genitori il film “Il medico di campagna”, un film “che racconta la medicina nella provincia francese, trascurata dai servizi pubblici e disorientata dagli effetti della globalizzazione”, che insiste “sul legame che esiste tra medico e paziente, confrontando due distinti approcci alla medicina: uno tradizionale ed empirico, l’altro metodico e scientifico”.

Quel film parla anche di yoga della risata.

E’ allora che Roberto ha il coraggio di raccontare ai suoi genitori che anche lui pratica questa disciplina e metodologia, che ne sta avendo un giovamento e che lo ritiene “potenzialmente utile come coadiuvante di alcune terapie” e che “ci vede diverse applicazioni”.

Ci sono altre storie simili a questa, forse anche tu ne conosci.

Conosco un medico che è diventato trainer di laughter yoga e ne riconosce gli effetti – anche su di sé – ma che quando c’è da parlarne in pubblico – e soprattutto da ridere con le persone – chiede a noi di iniziare a farlo; osserva poi le reazioni nelle persone e l’impressione è che ogni volta ammetta di credere in questo approccio solo dopo aver verificato che le persone, dopo aver provato, ci credono e che la metodologia è apprezzata. Immagino sia la sua prima reazione naturale di persona abituata ad essere razionale, il timore di esporre la sua professionalità e serietà alla risata senza motivo.

Ho avuto anche io qualche timore all’inizio, lo ammetto. Nel mio lavoro e nel mio ambiente la scientificità e la serietà sono fondamentali: qualcuno mi ha chiesto se non avessi il timore di espormi aprendo un “club della risata” proprio in Università, nel luogo dove lavoro e le persone mi conoscono per il mio approccio, creativo ma serio, in ambito professionale. Mi sono fatta domande, ho affrontato i timori riflettendo, cercando e trovando evidenze scientifiche, ho sperimentato su di me gli effetti della metodologia. Alla fine la consapevolezza dell’efficacia della metodologia e il desiderio, mio e di Stefano Colombari, di donarla alle persone sono stati più forti dei timori, nella convinzione che fosse un dono potente, come fin dall’inizio ci aveva anticipato Richard Romagnoli, Ambasciatore nel Mondo di Laughter Yoga, il nostro Master Trainer.

L’ esperienza di quest’anno con la risata all’Università di Parma ci ha donato la percezione che spesso sono le persone più serie e in gamba quelle che comprendono che ridere è uno strumento potente e prezioso per sopravvivere alle difficoltà quotidiane e ad alcune grandi sfide che a volte la vita ci presenta. Sono persone che prendono la vita sul serio e proprio per questo ridono in modo puro, non basano la propria risata su derisione e sarcasmo. Non ridono soltanto grazie alla comicità, che è cognitiva e quindi dipendente da diversi fattori.

E’ meraviglioso vedere come persone che poi porteranno la loro serietà professionale e le loro competenze in giro per il mondo – medici, psicologi, matematici, ingegneri, giornalisti, fisici, tecnici, formatori, coach – saranno in grado di farlo con il sorriso sulle labbra, con la consapevolezza che la risata è un supporto potente alle terapie e alle strategie professionali, uno strumento della vera leadership, quella che si basa sulla condivisione e sulla collaborazione piuttosto che sull’ego e che genera potenti sinergie.

Sara Valla
valla.sara@gmail.com
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