Studiare e imparare meglio: cosa c’entra la felicità?

Ragazza assorta nella lettura di libri

Studiare e imparare meglio: cosa c’entra la felicità?

Sono gli anni ’50 e siamo negli Stati Uniti, in un collegio maschile dove le regole sono rigide. Un nuovo professore, appena arrivato, fa strappare le pagine di un libro ritenute superflue sin dalla prima lezione e mette in discussione l’insegnamento tradizionale. Gli studenti restano colpiti, non sono abituati a un approccio non convenzionale, i professori del collegio sono increduli e scandalizzati. Il famoso professo Keating, nel celebre film “L’attimo fuggente”, si fa portatore della filosofia “Cogli l’attimo”, carpe diem, del vivere seguendo i propri sogni, ricercando la felicità.

Cosa c’entra la felicità con lo studio, con l’apprendimento?

Non dobbiamo soltanto lavorare sodo, lavorare duro, con la testa sopra i libri, per ottenere buoni risultati? Non dobbiamo soltanto cercare di essere competitivi ed ottenere un voto migliore degli altri, per dimostrare che potremo diventare persone di successo e trovare un buon lavoro?

A dire il vero, come ci ricorda Rebecca Alber,  se ci abituiamo ad affrontare così tutte le sfide, a sentirci sempre sotto giudizio o minacciati, tenderemo ad far scattare un meccanismo di difesa e quello che in inglese chiamano “fight or flight”, meccanismo “attacca o fuggi”. Un luogo dove si studia che sia pieno di atteggiamenti difensivi, di paura, di rabbia è un luogo triste e poco produttivo. Quando invece non ci sentiamo minacciati, siamo più aperti a nuove idee e anche alla collaborazione.

Il Dr. David Rock, co-fondatore dell’Istituto Neuroleadership afferma che la felicità e la gioia creano uno stato nel quale i livelli di dopamina nel nostro corpo sono più alti e sono fondamentali per apprendere meglio.

“Engagement is a state of being willing to do difficult things, to take risks, to think deeply about issues and develop new solutions. …Interest, happiness, joy, and desire are approach emotions. This state is one of increased dopamine levels, important for interest and learning.”

Ci sono diversi studi e ricerche che indicano che la mancanza di felicità è un fattore di rischio importante per la depressione, la perdita di fiducia nell’ambiente circostante, il disinteresse verso la scuola, lo studio.

Ci sono anche esperti che sottolineano come gli studenti felici imparino meglio di quelli infelici. E che difficilmente le persone felici sono avare e aride, violente o crudeli. Una ricerca degli studiosi Hubner, Gilman e Suldo nel 2006 ha mostrato che la felicità è un aspetto importante a scuola come a casa e nella propria comunità. Gli studenti felici hanno comportamenti migliori in classe, risultati migliori, migliore salute fisica e mostrano maggiore entusiasmo nelle attività sia relative allo studio che nella vita di tutti i giorni.

Essere felici non significa ridere tutto il giorno o tenere comportamenti stupidi e tantomeno fare finta che tutto vada sempre bene nella vita.

Nel Noddings, della Stanford University, che ha scritto il libro “Happiness and Education” (in italiano “Educazione e felicità – Un rapporto possibile, anzi necessario”  racconta che quando ha detto in giro che stava scrivendo un libro sulla felicità e l’educazione la hanno spesso guardata con stupore: “Ma le due cose non vanno insieme!” le hanno detto. In effetti, riflette, da un po’ di tempo sembra proprio che felicità ed educazione siano l’una l’opposta all’altra e questo è un buon motivo per parlarne. In realtà, continua, la felicità dovrebbe essere uno degli obiettivi dell’educazione e una buona educazione dovrebbe contribuire in modo significativo alla felicità personale e collettiva.

Noddings ricorda che

essere felici significa sviluppare la sensazione che la propria vita sia ok, nonostante i problemi e le sfide che la vita ci pone tutti i giorni.

Significa essere consapevoli che, nonostante questi problemi e queste sfide, si può adottare un atteggiamento che aiuta a superarli.

Come faccio a essere felice?

Sono felice se sono ricco e posso comprarmi quello che desidero? No, stiamo parlando di felicità, di un atteggiamento duraturo, non nella gioia temporanea che ci può dare il soddisfacimento di un desiderio.

Quello dura poco, sino al prossimo desiderio, come spiega bene il Dottor Madan Kataria nei suoi libri Lo spirito interiore della risata  e Yoga della risata – Ridere senza motivo.

Sono felice perché sono giovane? No, ci sono persone felici a ottant’anni e giovani tristi… e ci sono ricerche che hanno dimostrato che le persone più vecchie sono più felici… come questa della psicologa Laura Carstensen che dimostra che invecchiando le persone diventano più felici, più soddisfatte e hanno una visione più positiva del mondo. Lo chiamano “paradox of aging” e in effetti sembra un paradosso…meno anni da vivere e più felicità?! Si, se si da’ maggiore priorità a cio’ che ci rende felici.

Sono felice perché ho una salute di ferro?

La salute influisce sul benessere… ma se così fosse  come sarebbe possibile vedere persone che hanno affrontato difficoltà fisiche enormi e sono felici?

Le paraolimpiadi quest’anno sono state una fonte di soddisfazione e di riflessione notevole.

Non servono commenti ai video sui campioni olimpici Alex Zanardi

e Bebe Vio

E allora, cosa include la ricetta?

La ricetta include l’atteggiamento nei confronti della vita e di quello che ti accade, un approccio che includa ottimismo, speranza e gratitudine. Gli ingredienti più potenti derivano dai rapporti con gli altri e con se stessi.

A Parma l’Università organizza un evento per gli studenti il prossimo 14 ottobre: I 60 minuti di felicità.

“Il miglior insegnamento di sempre è l’esempio.
In questo incontro con Richard rimarrai sorpreso nell’esplorare i benefici della risata incondizionata. Preparati a vivere un incontro esperienziale senza precedenti.”

 

All You Need Is Laugh
allweneedislaugh.parma@gmail.com